Ci sono persone, pescatori, che si dedicano follemente (nel senso buono) alla ricerca di determinati tipi di pesce. Uno di questi è, senza dubbio alcuno, Federico.
Nei fiumi di fondo valle in provincia di Sondrio – Adda e Mera, si possono trovare pesci stanziali e pesci che risalgono dal lago. Si parla di trote marmorate, fario e lacustri di certa importanza e di una notevole difficoltà nell’insediarle.
La ricerca di questo tipo di pesci porta a un approccio molto particolare, implica l’entrare mentalmente in una condizione specifica, diversa dalla classica uscita in fiume “cercando di prendere qualcosa”. La pesca in questi contesti diventa selettiva e mirata, mettendo il pescatore in condizione di essere il predatore del predatore che sta a monte della catena alimentare dell’ecosistema in questione. Si entra mentalmente in uno stato dove la ricerca, lo studio, la frequentazione di alcuni posti possono portare a più probabilità di incrociare certi tipi di pesce, ma allo stesso tempo, i cappotti e le giornate a vuoto sono – soprattutto a inizio stagione – all’ordine del giorno. Ci siamo rivolti a chi questa pesca la vive da tempo, a chi è più dentro di altri, a chi forse ha capito come funziona, o almeno ha capito cosa NON funziona. Seppur ci si ritrovi spesso a dire funziona tutto e il contrario di tutto: perché quando ci si trova – forse – a pensare di aver capito, c’è sempre l’eccezione che capovolge tutto… o conferma la regola.
- Ciao Federico, ti va di presentarti brevemente?
Ciao, sono Federico Bongio e ho 35 anni. La mia passione per la pesca è iniziata all’età di cinque anni grazie al mio più grande maestro, mio Nonno. Fly fishing e spinning mi hanno aperto la mente a 360 gradi. Raggiunta la maggiore età, ho prediletto la pesca a spinning: dedico il mio tempo alla ricerca dei grossi salmonidi in fresh water. Vivendo in Valtellina ho la fortuna di avere molti fiumi, torrenti e laghi alpini da poter vivere e sfruttare al meglio. Per me il catch and release è alla base di tutto, affinché possa preservare le specie esistenti. La pesca è passione, condivisione, sempre con rispetto per la natura.
Ed essere guida significa riuscire a creare un’esperienza unica nel suo genere, promuovendo il nostro territorio in tutte le sue sfaccettature e con tutte le sue meraviglie.
L’obiettivo è trasmettere, a chi accompagno, tutte le emozioni che ci regala l’intero ecosistema fluviale di Valtellina e Valchiavenna; cercando di trasformare i sogni degli appassionati in realtà.
- Come nasce la voglia di dedicarsi a quel tipo di pesce? E perché proprio quel tipo di pesce?
Nasce dalla voglia di interagire, in modo comunque difficile, all’interno di un ecosistema fluviale. La voglia di sfidare e avere come obiettivo i pesci più schivi e furbi. Poi subentra di conseguenza l’adrenalina. Una sorta di “sfida” con il fiume, e quando riesci ad incastrare tutti i tasselli, l’emozione è, ogni volta, come se fosse la prima volta.
- In cosa comporta il tuo approccio?
Il mio approccio non è mai uguale, dipende molto dalle tante sfumature e condizioni del momento. Io penso che entri in gioco una sorta di “sesto senso” in base alla persona e a quale obiettivo ha un pescatore. Non dimentichiamo che la cosa più importante è il rilassarsi sul fiume, e immergersi completamente nell’atmosfera circostante.
Sicuramente le levatacce fanno parte di ognuno di noi, ma passano in secondo piano una volta iniziata l’azione di pesca.
Per insidiare alcuni pesci è consigliabile utilizzare attrezzature di giusta portata per quello che si vuole catturare, e per non ritrovarsi delusi o, peggio, lasciando esche in bocca al pesce. Per quanto riguarda le esche mi regolo imitando il foraggio del momento in quel determinato posto.
- Cosa cambia tra una lacustre di risalita e una marmorata o una fario stanziale?
La Marmorata è un pesce unico, furbissimo, che regala numerosi cappotti ma ha un difetto: è molto abitudinaria. La Fario è un pesce lunatico, spesso molto apatica, ma quando scatta la frenesia alimentare è molto divertente e meno difficile da ingannare.
La Lacustre, “il fantasma”. E’ la mia preferita: una creatura che non esiste, non ci sono regole, bisogna solo saper intercettarla al momento giusto nel posto giusto. La trota più potente che conosca insieme alle Sea Trout.
- Perché approcciarsi in una certa maniera è la soluzione vincente?
C’è da dire che la parte di fortuna non deve mai mancare! Sicuramente la determinazione nel raggiungere l’obiettivo prefissato è fondamentale, ma sommando fortuna, costanza e determinazione, i risultati arrivano. Mai demordere!
- Consiglia 5 punti imprescindibili per approcciarsi alla ricerca di grosse trote.
Sicuramente il silenzio.
Una corretta lettura del fiume.
Il clima.
La stagione.
E lucidità e freddezza glaciale quando hai una sola possibilità (la seconda chance difficilmente viene concessa).
– Esiste l’eccezione che demolisce tutte le statistiche raccolte prima? Ti è mai successo di trovare situazioni che girassero al contrario?
Certo esistono anche situazioni inspiegabili dove tutto gira al contrario di quello che pensi e credo sia anche il bello della ricerca ai grossi Salmonidi, non smetteranno mai di stupirti.
Grazie Federico per il tuo tempo. Per chi volesse tentare di insidiare questi pesci, Federico è anche guida, lo trovate QUI
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