Edy Gaburri e l’arte del rod building
È ormai consolidato che l’avvicinamento alla pesca, indipendentemente dalla tecnica, sia un mix di casualità, influenza da parte delle persone che frequentiamo, territorio e/o ambiente in cui viviamo. E come, senza ripetersi, è già stato scritto per l’intervista a Gianluca Sala che trovate qui, l’evoluzione di un pescatore può intraprendere strade e approcci diversi, che variano nel corso degli anni, delle necessità, degli stimoli. E soprattutto con sfumature che possono diventare visioni uniche e individuali nell’intendere l’attività alieutica.
Non a caso, Edy Gaburri, che in valle è nato e cresciuto, con influenze legate al nostro territorio, a uno specifico percorso di studi, a influenze esterne e a esperienze vissute fuori dal contesto geografico, si è evoluto in una direzione diversa dal solito pescatore – moschista (in questo caso), che diventa, ad esempio, anche costruttore di mosche. Bensì andando oltre e cercando quel qualcosa in più che personalizzasse il proprio modo di vedere e intendere l’hobby della pesca. Questo non significa che sia obbligatorio evolversi in tutte le direzioni possibili, che sia imperativo riempirsi le scatole di esche proprie, né che sia necessario avere un laboratorio specifico per determinate attività. Del resto, come sostiene anche David Profumo, scrittore, autore e pescatore inglese, “non è obbligatorio imparare a costruire mosche o produrre le proprie esche, i golfisti non si producono le loro palline”. Ma spesso la passione, la curiosità e la voglia di capire e scoprire certe dinamiche portano inevitabilmente lontano. E per Edy l’evoluzione si è spinta oltre, intraprendendo la nobile arte del rod building, volgarmente “il legare e anellare una canna da pesca” – a mosca in questo caso.
Qualche domanda, per soddisfare le nostre curiosità sul mistero che avvolge il magico mondo dei rod builders, è automatico che si presenti. Soprattutto se un’attività di questo tipo viene intrapresa per pura passione e senza nessun intento puramente commerciale.
UPS – Partiamo da te: chi è Edy Gaburri?
Sono un ingegnere meccanico e nella vita mi occupo di progettazione di macchine industriali. Ma la passione per la costruzione e per la tecnica l’ho sempre avuta. Mi è sempre piaciuto costruire, modificare, capire come sono fatte le cose e soprattutto cercare di migliorarle. E mi piacciono moltissimo i lavori manuali, in particolare quelli fatti con le macchine utensili.
La pesca è l’altra grande passione e, a un certo punto, le due cose si sono incontrate.
Gaburri Fishing nasce proprio lì: dall’incontro tra il pescatore che vuole capire sempre qualcosa in più e l’ingegnere che, quando si appassiona a qualcosa, inevitabilmente finisce per volerla smontare e ricostruire.
UPS – Come sei arrivato alla pesca a mosca e come sei arrivato a costruirti le tue canne?
Prima ancora della pesca a mosca costruivo i miei artificiali da spinning. Anche lì mi divertiva moltissimo il fatto di poter realizzare qualcosa con le mie mani e poi utilizzarlo per pescare.
Poi sono passato alla pesca a mosca e ho iniziato a costruire le mie mosche artificiali.
Però mi mancava qualcosa. Un giorno vidi una trasmissione televisiva in cui c’era Riccardo Sensidoni il quale, ad un certo punto, iniziò a parlare di rod making. Per me è stata una specie di illuminazione. Mi sono detto: “Perché non costruirmi anche la mia canna?”
Avevo costruito le mosche, conoscevo abbastanza bene l’attrezzatura e la tecnica, ma sentivo che mi mancava la possibilità di intervenire anche sulla canna, che è probabilmente lo strumento più importante che hai in mano quando peschi a mosca.
Ma al contrario di Sensidoni, da buon ingegnere, sono stato conquistato dal carbonio.
Il bamboo ha sicuramente un fascino più romantico e tradizionale, ma io sono sempre stato attratto dalla possibilità di lavorare su un materiale composito e sulle sue caratteristiche meccaniche.
Da lì ho iniziato a studiare davvero tanto. Ho cercato informazioni, ho letto, mi sono documentato e ho cercato di capire tutto quello che potevo sul mondo del rod building.
Ho avuto poi la fortuna di poter seguire anche i preziosissimi consigli dell’amico Gianni Broll, che è una figura di grande riferimento nel settore e che, oltre a essere un rod builder di grande esperienza, è anche un importante rivenditore di componenti per la costruzione delle canne.
Il confronto con lui è stato molto importante, perché studiare da soli è fondamentale, ma poter parlare con qualcuno che ha esperienza pratica ti permette di capire e soprattutto di evitare tanti errori. Da lì è iniziato tutto il percorso che mi ha portato a sviluppare le mie prime canne e, successivamente, Gaburri Fishing.
UPS – Quindi la tua prima motivazione era costruire qualcosa che fosse veramente tuo?
Esatto. La cosa che mi affascina è avere la possibilità di partire da un’idea e arrivare a un oggetto finito che ha esattamente le caratteristiche che cerco. Non mi interessa semplicemente assemblare una canna. Mi interessa capire perché quella canna si comporta in un determinato modo e capire cosa posso modificare per ottenere una risposta diversa. E poi c’è una soddisfazione molto particolare nel prendere in mano qualcosa che hai costruito tu e portarlo a pescare.
UPS – Quanto conta la manualità nel tuo lavoro?
Moltissimo. È una parte che mi piace davvero. Probabilmente proprio perché lavoro molto con progettazione, calcoli e computer, trovo estremamente gratificante fare qualcosa con le mani. Mi piacciono in particolare le lavorazioni meccaniche e l’utilizzo delle macchine utensili. C’è qualcosa di molto soddisfacente nel vedere un pezzo di materiale trasformarsi progressivamente in qualcosa che hai immaginato tu. Nel rod building ritrovo esattamente questo piacere, con la differenza che il risultato posso portarmelo sul fiume.
UPS – Quando nasce il progetto Gaburri Fishing?
Nasce gradualmente. All’inizio era semplicemente il piacere di costruire le mie canne. Poi, costruendone e provandone diverse, ho iniziato a sviluppare una mia filosofia, e a trasformare la mia visione. A quel punto ho pensato che valesse la pena dare un’identità al progetto.
Gaburri Fishing non nasce con l’idea di creare un marchio commerciale; nasce prima di tutto dalla volontà di esprimere il mio modo di vedere la pesca e la costruzione delle attrezzature.
UPS – Il progetto della TLT com’è nato?
Il progetto TLT nasce dall’incontro con Stefano Margini e Giuseppe Briamonte, che considero due dei migliori lanciatori TLT che abbia mai incontrato. Stefano aveva la necessità di un attrezzo con caratteristiche molto specifiche. Da lì è iniziato un confronto molto interessante: da una parte la mia esperienza nella progettazione e nella costruzione, dall’altra l’esperienza diretta di chi utilizza la tecnica TLT ad altissimo livello. Le indicazioni e i feedback di Stefano sono stati fondamentali. Abbiamo lavorato sul progetto cercando di tradurre quelle esigenze tecniche e quelle sensazioni di lancio in caratteristiche concrete della canna. Il risultato è stato un progetto che considero davvero molto performante e che, soprattutto, ha ricevuto apprezzamenti molto importanti da parte di chi lo ha provato. Per me questa è stata una delle esperienze più belle del progetto Gaburri Fishing, perché dimostra quanto possa essere efficace l’incontro tra la progettazione e l’utilizzo reale.
UPS – Quanto ti ha aiutato conoscere com’è costruita una canna a migliorare anche come pescatore?
Molto più di quanto immaginassi. Quando inizi a conoscere veramente una canna, inizi anche a capire come reagisce alle sollecitazioni che le imponi durante il lancio. Capisci come viene caricata, come restituisce l’energia, come reagisce a determinati movimenti e soprattutto cosa succede quando cambi il modo in cui la solleciti. Questo mi ha aiutato anche a migliorare la mia tecnica di lancio. È un rapporto bidirezionale: da una parte costruire le canne mi ha fatto capire meglio il lancio e l’azione di pesca; dall’altra pescare e lanciare mi ha aiutato a capire meglio cosa cercare quando progetto una canna.
UPS – C’è un aspetto tecnico della costruzione al quale presti particolare attenzione?
Sicuramente l’allineamento delle spine. È una cosa che può sembrare quasi maniacale, ma dietro c’è una ragione tecnica precisa.
Il blank nasce da un processo produttivo che lascia una cosiddetta ‘spina’, cioè una zona in cui la sezione e le caratteristiche del grezzo non sono perfettamente simmetriche. Quando una sezione non è perfettamente simmetrica, una sollecitazione di flessione che non agisce esattamente secondo un determinato asse, può generare anche una componente torsionale. Quella torsione tende a far ruotare il grezzo. Ed è anche uno dei motivi per cui alcune canne, durante l’utilizzo, possono avere la tendenza a ruotare o addirittura a smontarsi. Per questo l’allineamento degli anelli rispetto alla spina per me è diventato quasi un’ossessione. Non è soltanto una questione estetica: è il modo di controllare, nella maniera più coerente possibile, il comportamento meccanico del blank.”
UPS – Quindi dietro una canna da mosca, che può sembrare una cosa semplice, c’è una vera e propria progettazione?
Assolutamente. Una canna è una struttura elastica estremamente interessante. Hai una distribuzione della rigidezza lungo tutta la sua lunghezza, una distribuzione delle masse, un comportamento dinamico e una risposta alle sollecitazioni che cambia continuamente durante il lancio. Poi c’è il peso dell’impugnatura, degli anelli, del portamulinello e di tutti gli altri componenti. Tutto contribuisce al risultato finale. Naturalmente non penso che una canna debba essere trasformata in un esercizio di ingegneria.
La tecnica deve servire il pescatore. Il mio obiettivo è utilizzare quello che so per capire meglio il comportamento della canna e poi trasformare questa conoscenza in una sensazione piacevole e intuitiva quando la canna viene utilizzata.
UPS – Quindi una canna più tecnica è necessariamente migliore?
No. Anzi, direi esattamente il contrario. La canna migliore è quella che fa bene quello per cui è stata progettata. Una canna da TLT, una canna lunga, una canna da ninfa o una canna da pesca in torrente possono avere esigenze completamente diverse. Non esiste una caratteristica che renda una canna migliore in assoluto. Esiste una combinazione di caratteristiche che la rende adatta a un determinato utilizzo e, soprattutto, a un determinato pescatore.
UPS – Quanto è importante la materia prima, in questo caso il blank, nel progetto?
È fondamentale, perché rappresenta il cuore della canna. Io utilizzo principalmente blank neozelandesi perché mi permettono di partire da una base che considero molto interessante e sulla quale posso costruire il progetto completo. Ma non credo nel concetto di ‘blank migliore in assoluto’. Credo nel blank più adatto al progetto che voglio realizzare. Il bello del rod building è proprio questo: non sei obbligato ad accettare una configurazione standard. Puoi lavorare sul sistema nel suo complesso.”
UPS – Cosa significa per te “Engineering for passion”?
È la frase che probabilmente riassume meglio Gaburri Fishing.
‘Engineering’ è il mio modo di affrontare le cose: osservare, analizzare, progettare, misurare e cercare di capire. ‘Passion’ è il motivo per cui lo faccio. E per me l’ordine è importante. Non faccio pesca per fare ingegneria. Faccio ingegneria perché sono appassionato di pesca.
UPS – C’è il rischio che tutta questa tecnica faccia perdere il romanticismo della pesca a mosca?
Secondo me no, se la tecnica rimane uno strumento. La pesca a mosca ha sicuramente una componente romantica: il fiume, gli insetti, il gesto del lancio, il contatto con l’ambiente. Ma conoscere quello che hai in mano non toglie magia a tutto questo. Anzi, per me l’aumenta. Quando conosci il funzionamento di una canna e riesci a percepire quello che sta facendo durante un lancio, il rapporto con l’attrezzatura diventa ancora più interessante.”
UPS – Qual è la soddisfazione più grande nel costruire una canna?
Il momento in cui la porti sul fiume. Hai passato ore a lavorarci, controllare, correggere, rifinire ogni dettaglio. Poi la monti, infili la coda, inizi a lanciare e finalmente scopri se tutto quello che avevi immaginato funziona davvero. È un momento molto particolare. Perché lì la teoria finisce e inizia la realtà. E quando la canna funziona esattamente come avevi immaginato, la soddisfazione è enorme.
UPS – Qual è il rapporto tra la tua attività professionale e Gaburri Fishing?
Sono due mondi molto diversi, ma la metodologia è la stessa. Nel mio lavoro devo progettare una macchina che deve funzionare in maniera affidabile e prevedibile.
Con una canna da mosca non devo certamente progettare una macchina industriale, ma anche qui cerco di capire cosa succede, quali sono le variabili e come posso controllarle.
La differenza è che nel rod building posso permettermi di sperimentare molto di più.
E soprattutto, alla fine della giornata, posso prendere quello che ho costruito e andare a pescare.
UPS – Qual è la cosa che ti ha insegnato di più la pesca?
Probabilmente il fatto che non puoi controllare tutto.
Puoi studiare il fiume, gli insetti, il comportamento dei pesci, scegliere la canna giusta e fare un lancio perfetto. Poi il pesce può semplicemente decidere di non mangiare.
E va bene così.
La pesca mi ha insegnato ad apprezzare anche quello che succede tra una cattura e l’altra.
UPS – Che cosa cerchi quando costruisci una canna?
Cerco soprattutto una risposta coerente.
Voglio che la canna faccia quello che mi aspetto quando la carico e che la sua risposta sia leggibile. Ma il risultato finale ideale è quasi paradossale: vorrei costruire una canna talmente naturale da non dover più pensare alla canna stessa mentre pesco.
Quando sei sul fiume non devi pensare alla tecnologia che c’è dietro.
Devi pensare al pesce.
UPS – C’è un pesce che rappresenta particolarmente il tuo modo di vivere la pesca?
Il temolo ha sicuramente qualcosa di speciale.
È un pesce elegante, spesso difficile e che richiede una certa sensibilità nella pesca.
Ma più passa il tempo, più mi accorgo che il pesce in sé è solo una parte dell’esperienza, la pesca è molto più della cattura.
UPS – Se dovessi descrivere Gaburri Fishing in tre parole?
Passione, tecnica, identità.
La passione è il motivo per cui è nato tutto.
La tecnica è lo strumento con cui cerco di migliorare.
L’identità è quello che vorrei che rimanesse in ogni cosa che costruisco.”
UPS – Dove vuoi arrivare con Gaburri Fishing?
Non ho mai avuto come obiettivo quello di trasformarlo in una produzione industriale.
Mi piacerebbe continuare a sperimentare, costruire, sviluppare nuovi progetti e confrontarmi con pescatori forti, perché è proprio dal confronto che nascono le idee migliori.
E se un giorno una persona vedrà una canna e riconoscerà che è una Gaburri Fishing senza nemmeno leggere il nome, allora avrò raggiunto un risultato importante.
Per me significherebbe aver costruito non soltanto delle canne, ma una vera identità.
Grazie per il tuo tempo e per aver trasformato in parole una passione.
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