CONCESSIONI AD PERSONAM. TUTTI CONTRO IL DdL DI FIPSAS
Che non avremmo mollato già lo avevamo scritto sullo scorso numero di “Pescare in Valtellina” e così è stato. Tra la fine di dicembre dello scorso anno e la metà luglio del 2019 FIPSAS è riuscita a presentare (quasi) lo stesso Disegno di Legge a 2 governi differenti, il precedente a trazione PD e quello attualmente in carica.
Come se quel DdL fosse talmente perfetto da dover piacere inevitabilmente a tutti; Renzi, Salvini, Di Maio e pure a Berlusconi.
Non stiamo qui a parlarvi di principi di incostituzionalità presenti nel Disegno di Legge o della previsione di istituire le “acque degradate” come un mondo finalmente possibile, dove seminare alloctoni di ogni forma o colore con tanto di autorizzazione di legge.
Per il momento preferiamo soffermarci sul concetto di rappresentanza: stando al Disegno di Legge presentato da FIPSAS nella sua “versione 2019”, scopriamo che per candidarsi a gestire fiumi e torrenti bisognerebbe appartenere a un’associazione che conti almeno 50mila tesserati distribuiti in almeno 14 regioni italiane. Potevano scrivere che bisognasse essere iscritti a un’associazione che “comincia per FIP e finisce per SAS”; sarebbe stato meno ambiguo. Però forse li avrebbero smascherati prima di arrivare in Senato.
Ma a prescindere dalla perifrasi, il risultato non cambia. Secondo il DdL FIPSAS, un’associazione come UPS non potrebbe più candidarsi a gestire le proprie acque. Come a dire che dopo 40 anni di gestione, dopo aver affrontato e gestito l’emergenza cormorani, aver contribuito a bloccare le centraline, aver costruito un laboratorio di sperimentazione sui deflussi minimi vitali, dopo aver realizzato interventi di riqualificazione fluviale per centinaia di migliaia di euro e realizzato due centri ittiogenici, scopriamo ora che tutto quello che abbiamo dimostrato di saper fare, non potremmo farlo più.
Di tutto ci saremmo aspettati, ma tentare di vincere la partita delle concessioni a tavolino, cercando di far squalificare l’avversario senza nemmeno scendere in campo, questo proprio no.
Se FIPSAS ha davvero le palle, che se la giochi questa partita. Che presenti i propri piani di gestione regione per regione, provincia per provincia dove esistono ancora. Perché – e ve lo ricordiamo ancora una volta – venute meno quasi tutte le province, la pesca è passata in capo alle regioni. E quindi un riconoscimento nazionale rappresenta un vulnus giuridico evidente a chiunque. E nel caso di Regione Lombardia il territorio è stato pure suddiviso in 14 bacini idrografici. 14 partite da vincere mettendo in campo forza, passione e competenza. Non certo bussando alla porta dell’arbitro “per fargli un bel discorsetto” in privato.
In allegato il comunicato che abbiamo sottoscritto lo scorso 18 novembre insieme a un’infinità di altre sigle. Molte altre ne verranno, Tutte tranne una. Quella che a parole avrebbe voluto rappresentarle tutte

DOCUMENTI PER CAMERA E SENATO DDL PESCA

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *