Si chiama GE.RI.KO. Mera, un acronimo che sta per Gestione Risorse idriche in Comune ed è un
progetto interreg Italia-Svizzera appena approvato al quale la commissione giudicante ha
attribuito un riconoscimento economico di circa 2 milioni di euro.
Partner dell’iniziativa, oltre ai soggetti capofila rappresentati dalla Comunità Montana
Valchiavenna e l’Istituto per lo Studio della Neve e delle Valanghe di Davos, anche Unione Pesca
della Provincia di Sondrio, Regione Lombardia, l’Università dell’Insubria, il Politecnico di Milano
con il suo polo territoriale di Lecco, Università degli Studi di Milano con la stazione Valchiavenna,
ma anche i gestori idroelettrici italiano Edipower SPA e svizzero EWZ, la Riserva Naturale del Pian
di Spagna e GRAIA.
Al centro dell’iniziativa il recupero dell’asta fluviale del fiume Mera, che nel suo corso attraversa
prima la Val Bregaglia in Svizzera e poi l’intera Valchiavenna, fino a sfociare nel lago di Novate
Mezzola. Un ecosistema sul quale insistono numerose opere di presa a scopo idroelettrico che
finiscono per alterare l’equilibrio del corso d’acqua, compromettendo da una parte la vita delle
specie animali che lo abitano – gran parte della Mera italiana va a costituire una zona di pregio
naturalistico che rientra tra i siti della Rete Naturalistica Natura 2000 – ma che arrivano a
rappresentare una minaccia anche per le popolazioni rivierasche. Il trasporto solido e il
conseguente deposito di materiale in alveo finisce infatti per innalzare il livello dei substrati,
esponendo in alcuni punti il fiume al rischio di esondazione.
Le voci di spesa si strutturano in una serie di azioni affidate ai partner del progetto; iniziative che
vanno dalla raccolta e dall’elaborazione dei dati sin qui prodotti fino al recupero della continuità
fluviale del corso d’acqua, frammentato in vari punti nella sua funzione di raccordo tra lago e
monti da opere di contenimento idraulico.
Non mancheranno poi misure atte a gestire in maniera funzionale il deposito solido che
ciclicamente si deposita sul fondo dei bacini artificiali prima di essere fluitato a valle approfittando
della forza idrica della Mera. Lo stesso deposito che finisce per sedimentarsi in alveo alterandone
gli equilibri non appena la pendenza del corso d’acqua diminuisce.
“Il progetto a cui abbiamo lavorato per anni è diventato realtà – commenta il Presidente di Unione
Pesca Valter Bianchini,– e rappresenta il risultato dei nostri sforzi e di tutti coloro che ci hanno
fortemente creduto, lavorando silenziosamente in questa direzione; anche quando in molti
davano per scontato non si dovesse fare nulla, aspettando che il monte Cengalo decidesse se
cadere del tutto o restare lì dov’è ora.
Un particolare ringraziamento per l’impegno profuso va, oltre all’ente capofila Comunità Montana
di Chiavenna, all’assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori e al suo Direttore Generale. “

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